Hai dimenticato qualcosa?
Mi sa che sei in ottima compagnia
Mi basta aprire Instagram solo per qualche secondo, attività che porto avanti con una frequenza preoccupante e da cui potrà salvarmi soltanto il fatto che, a quanto pare, il 2026 sarà l’anno del ritorno dell’analogico1, per rendermi conto di un concetto tanto semplice quanto spietato:
Faccio tutto male.
Come mi vesto, cosa metto in tavola, come mi pettino, come educo mia figlia, probabilmente anche come respiro.
Insomma ogni cosa che faccio, la sbaglio.
Chi lo avrebbe mai detto, che i social si sarebbero trasformati in mia madre.
Il pied-à-terre è una newsletter tutta per sé, un luogo per chiacchierare del mondo che ci circonda: social trend, online e offline, cultura pop, notizie più o meno bizzarre e lamentele squisitamente millennial.
In queste settimane di fatiche prenatalizie, ho portato avanti come molti, anzi come molte - ci torneremo - una sorta di sproporzionato tour de force. Iniziato più o meno intorno a fine novembre, immagino, anzi spero, mi sveglierò parzialmente alleggerita soltanto la mattina del 26.
Ora capisco perché abbiano fatto Santo tale Stefano, sarà uno che si è degnato di ordinare e ritirare l’insalata russa.
Se n’è parlato molto online quest’anno: il Natale è un lavoro.
E per di più l’ennesimo di cui si fa carico quasi esclusivamente l’universo femminile, aggiungendolo a tutto il già esistente e stressantissimo day by day di carico mentale.
Pensavo che la mia allegoria sarebbe stata Maria di Nazareth, invece è l’asino.
Speravo fosse l’anno buono per potersene almeno lamentare collettivamente, ma a quanto pare sarebbe un errore, uno dei tanti.
Il fatto che io mi stia facendo carico di praticamente tutta la baracconata natalizia non è una stortura culturale o sistemica su cui la nostra società dovrebbe quantomeno interrogarsi, bensì sono io che, intrisa di cultura patriarcale, lascio che ciò avvenga.
Io questo lo chiamerei victim blaming, ma dato che non sono un’influattivista, ricorrerò al più nostrano, e senza dubbio evocativo, concetto del cornuta & mazziata.
Vero che not all men credono che ci si possa recare al supermercato nel tardo pomeriggio del 24, comprare tre birre e quattro Goleador e farne il Cenone della Vigilia, ma la maggior parte di loro sì, e dato che gli uomini non cambiano cit. il ricatto verso noi stesse, quello da cui, non so voi, ma io non riesco a uscire in nessun ambito della mia vita, è sempre il medesimo:
Aspiri a un determinato standard? Bene, occupatene tu.
Si potrebbe mollare il colpo certo, si potrebbero fare tante cose, non tutte legali, ma è qui che la questione di genere si interseca con quella generazionale e credo di avervi appena perse, ma forse siete anche voi ancora in fila per ritirare il paté, quindi seguitemi per un istante.
Il millennial è un essere nostalgico e sotto Natale questo sentimento tocca il suo picco stagionale, sublimandosi tra le lucine multicolor, gli addobbi brutti anni ‘90, i rewatch dei film del passato, fino ad avvertire il bisogno fisico di possedere immediatamente un Emiglio robot2.
Il genitore millennial, o meglio la mamma millennial, oggi vuole far sperimentare ai propri figli il miglior Natale possibile3 e lo farà a qualunque costo, fosse anche quello di morire nel tentativo.
Per questo motivo facciamo tutto quello che le nostre madri hanno fatto per noi e, non contente, aggiungiamo ulteriori livelli di difficoltà. Introduciamo incombenze inedite che a loro non sarebbero mai venute in mente, tipo preparare in casa i biscotti per Babbo Natale4 a cui sono sempre piaciuti tantissimo i Pan di Stelle, ma vuoi mettere l’attività, l’experience!
E il guaio vero è che rispetto a loro, in alcuni casi lavoriamo il doppio, e in tutti siamo connesse il triplo. E questo affatica un cervello che, qua parlo per me, già non brilla di suo.
Metto dunque le mani avanti e vi dico che da adesso in poi tutto è possibile.
Sto andando avanti col pilota automatico e ho perso completamente traccia di quello che ho fatto e di quello che c’è ancora da fare.
Soprattutto avverto quell’inquietante sensazione che accompagna ogni mia partenza, quella in cui sono sicura di aver dimenticato qualcosa, ma non saprei dire di che si tratta.
Immaginatemi quindi tra qualche ora, come la mamma di Kevin, a cui, oggi possiamo dirlo, va tutta la nostra stima e comprensione, gridare in preda al panico…
Merda! Non ho comprato LE CAROTE PER LE RENNE!
E buon Natale anche a voi.
La pubblicità è l’anima dell’influencer
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Secondo me non potete affrontare tutte le feste, e i relativi cotillon, senza questa spazzola per farvi la piega come dal parrucchiere in pochi minuti. Ringraziatemi dopo.
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Sicuramente. E poi cos’altro tornerà? I sabato sera al Blockbuster? La Democrazia Cristiana? La mia joie de vivre?
Che sicuramente funzionerebbe meglio di Alexa, poco ci vuole.
Che poi a loro importa soltanto di quello che trovano sotto l’albero, mica della presenza o meno delle arachidi pralinate, quella è una mia perversione.
Se mi seguite su Instagram saprete già che il rotolo di pasta frolla del supermercato risolve tutti i problemi che ci creiamo da sole.










Un esempio lampante di stress aggiuntivo è quell’elfo disgraziato per il quale ho dovuto fare il ninja tutto il mese
Io sono probabilmente sfaticata e moralmente incapace/rassegnata, ma la tua newsletter è l'unica che non mi crei ulteriore ansia prestazionale con quella sottile sensazione del "non te ne preoccupi abbastanza" "non sei abbastanza informata" "potresti farlo meglio" "potresti cambiare solo volendolo".
Grazie, perché leggere di essere tutte sulla stessa barca senza la chiosa finale dei consigli sul come non esserlo è veramente un sollievo